{"id":76150,"date":"2019-07-09T11:17:52","date_gmt":"2019-07-09T09:17:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.koper.si\/capodistria\/zgodovina-kopra\/"},"modified":"2021-01-26T15:20:56","modified_gmt":"2021-01-26T14:20:56","slug":"storia-di-capodistria","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.koper.si\/it\/capodistria\/storia-di-capodistria\/","title":{"rendered":"Storia di Capodistria"},"content":{"rendered":"<h2>Gli inizi nell\u2019et\u00e0 del bronzo<\/h2>\n<p>I primi insediamenti nel Capodistriano risalgono alla media et\u00e0 del bronzo (II millennio a.C.), quando fanno la loro comparsa di castellieri. La cultura dei castellieri, diffusa soprattutto tra le trib\u00f9 illiriche degli <strong>Istri<\/strong>, persiste fino all\u2019arrivo dei Romani (178\/177 a. C.) e alla fondazione della colonia di <strong>Tergeste<\/strong> (l\u2019odierna Trieste). L\u2019arrivo dei Romani port\u00f2 gli abitanti a scendere dalle alture e a prediligere gli insediamenti nella pianura costiera che offrivano maggiori opportunit\u00e0 di sviluppo rurale. Un ruolo importante inizia ad essere ricoperto da due coltivazioni particolarmente impegnative,\u00a0<strong>l\u2019ulivo e la vite<\/strong>, che diventano proprio in quest\u2019epoca le colture tradizionali dell\u2019entroterra Capodistriano.<\/p>\n<h2>L\u2019et\u00e0 romana<\/h2>\n<p>L\u2019insediamento romano di <strong>Aegida<\/strong>, situato secondo alcuni storici alle pendici del Sermino nei pressi della foce del Risano, secondo altri invece sull\u2019isola rocciosa dove sorse poi Capodistria, \u00e8 citato gi\u00e0 da Plinio il Vecchio nella sua Historia Naturalis. L\u2019avamposto commerciale di Aegida divenne, dopo l\u2019occupazione romana, un importante emporio &#8211; nel II e nel I sec. a.C. le popolazioni romanizzate iniziarono a sviluppare l\u2019insediamento che presto divenne, secondo lo schema tipico dell\u2019amministrazione provinciale romana, un <em>oppidum civium Romanorum<\/em>.<\/p>\n<p>I pochi reperti romani risalenti alla <strong>tarda epoca repubblicana<\/strong> rappresentano la pi\u00f9 antica testimonianza dell\u2019insediamento umano sull\u2019isola, all\u2019epoca detta <strong>Caprae<\/strong> o <strong>Capris<\/strong>. Dai resti qui rinvenuti si evince che la popolazione era dedita soprattutto alla pesca, alla raccolta dei molluschi, all\u2019arte della lana, alla lavorazione dei metalli, alla produzione di pentolame in ceramica e vetro; dall\u2019odierna Italia settentrionale venivano invece importate le ceramiche fini, le lampade ad olio e le anfore.<\/p>\n<p>Le fonti storiche sull\u2019Istria in epoca romana sono scarse. Ai tempi di Augusto l\u2019Istria formava, insieme al Veneto, un\u2019unit\u00e0 territoriale e amministrativa detta <em>decima regio<\/em> che \u00e8 poi confluita, seppur con qualche modifica, nella provincia tardoromana <em>Venetia et Histria<\/em>. Il confine dei possedimenti romani in Istria correva dapprima lungo il fiume Risano (Formio), poi lungo il fiume Arsia. L\u2019entroterra Capodistriano era costellato di <em>villae rusticae<\/em>, mentre risulta quantomeno probabile che sull\u2019isola si trovassero pi\u00f9 edifici di carattere culturale. Nonostante la sua posizione ottimale per i fiorenti commerci tra Aquileia e Parenzo (<em>Parentium<\/em>), Capris probabilmente non assurse mai alla dignit\u00e0 di municipio romano, rimanendo un <em>oppidum<\/em> legato al centro coloniale di Tergeste che ha continuato a rappresentare, fino alla fine dell\u2019et\u00e0 imperiale, il centro economico e amministrativo della provincia.<\/p>\n<h2>Periodo tardoantico<\/h2>\n<p>Nel periodo <strong>tardoantico<\/strong> l\u2019importanza dell\u2019insediamento crebbe &#8211; l\u2019odierna Capodistria divenne, infatti, una delle roccaforti di approvvigionamento del sistema difensivo del Carso (<em>claustra Alpium Iuliarum<\/em>). Tuttavia, la situazione incerta durante il V secolo, periodo di grandi migrazioni, costrinse le popolazioni continentali a spingersi verso la zona costiera e l\u2019isola &#8211; quest\u2019ultima acquis\u00ec allora i tratti tipici di una citt\u00e0 tardoantica. I reperti confermano la presenza di truppe militari sull\u2019isola capodistriana nel periodo a ridosso tra il IV e il V secolo, dimostrando al contempo il sempre pi\u00f9 importante ruolo strategico e difensivo dell\u2019insediamento, ma anche uno sviluppo demografico dovuto all\u2019afflusso di migranti da territori contigui e pi\u00f9 remoti.<\/p>\n<h2>Capodistria sotto il dominio bizantino<\/h2>\n<p>In seguito alla lunga guerra gotica, verso la met\u00e0 del VI secolo l\u2019Istria divenne, insieme all\u2019Italia, una <strong>provincia bizantina<\/strong>. Pi\u00f9 tardi, dopo la conquista dell\u2019Italia settentrionale e centrale da parte dei Longobardi nella seconda met\u00e0 del VI secolo, fu istituita una nuova forma di governo con un pi\u00f9 marcato carattere militare che avrebbe dovuto rafforzare il potere difensivo di Bisanzio nelle province periferiche. In quest\u2019ambito fu istituito l\u2019esarcato di Ravenna o d\u2019Italia, con sede a Ravenna, e l\u2019Istria ne divenne una delle province a statuto speciale. La suddivisione amministrativa del territorio prevedeva alcune citt\u00e0 maggiori e alcuni insediamenti secondari (<em>castra castella<\/em>). Tra gli insediamenti della costa istriana, un anonimo geografo ravennate menziona nella sua opera Cosmographia (VII sec.; lo scritto si rif\u00e0 tuttavia a fonti pi\u00f9 antiche del V e del VI sec.) anche Pirano e Capris (Capodistria).<\/p>\n<p><strong>Le prime fonti scritte su Capodistria<\/strong> risalgono al 599 &#8211; papa Gregorio I parla nelle sue lettere di un insediamento urbano detto <em>Caprae<\/em> e <em>Inslula Capritana<\/em>. I cronisti e gli storici fanno risalire la fondazione di Capodistria alla seconda met\u00e0 del VI secolo, riconducendola all\u2019imperatore bizantino Giustino II che concesse agli istriani la costruzione di una citt\u00e0, <strong>Justinopolis<\/strong>.<\/p>\n<p>Lo status di Capodistria, all\u2019epoca gi\u00e0 definita \u201ccitt\u00e0\u201d dai cronisti bizantini, era in gran parte dovuto alla <strong>presenza del vescovo<\/strong> quale alto rappresentante della Chiesa. Papa Gregorio I, seguendo i principi della propria politica e in contrasto con i canoni ecclesiastici, concesse a Capodistria l\u2019istituzione della curia vescovile (599), ma soltanto in via temporanea. La leggenda vuole che il primo vescovo, nominato gi\u00e0 nel 524, fosse San Nazario. Al suo arrivo e alla sua opera tra i fedeli andrebbero attribuiti numerosi miracoli; \u00e8 per questo motivo che verso la fine del XIV secolo la sua figura divenne oggetto di culto.<\/p>\n<p><strong>Verso la fine dell\u2019VIII<\/strong> <strong>secolo<\/strong> l\u2019Istria fu occupata dai <strong>Franchi<\/strong> e divenne parte integrante della Marca friulana. Inoltre, i Franchi appoggiarono le rivendicazioni economiche delle popolazioni slovene a scapito della borghesia romanza. Le autorit\u00e0 incentivavano la colonizzazione dei nuovi territori acquisiti in Istria e vi instaurarono un regime di tipo <strong>feudale<\/strong>. Ci\u00f2 acceler\u00f2 l\u2019insediamento di nuove comunit\u00e0 slovene nell\u2019entroterra delle citt\u00e0 costiere, fenomeno che modific\u00f2 sostanzialmente la struttura etnica delle campagne. Gli insediamenti delle popolazioni slave pagane e le violenze perpetrate nei confronti della borghesia portarono a scontri e conflitti che si cerc\u00f2 di placare con l\u2019<strong>assemblea di Risano<\/strong> (804), tenutasi \u201cin territorio Caprense in loco cui dicitur Riziano\u201d. All\u2019adunanza presero parte i legati dell\u2019imperatore Carlo Magno, i cosiddetti <em>misi dominici<\/em>, i rappresentanti delle autorit\u00e0 ecclesiastiche e temporali delle citt\u00e0 istriane e dei <em>castra<\/em>, il patriarca di Grado e il duca d\u2019Istria <strong>Johannes<\/strong>. I conflitti furono risolti a beneficio delle citt\u00e0 istriane, ma la colonizzazione slovena dell\u2019entroterra continu\u00f2 fino a raggiungere la costa. Il <strong>Placito di Risano<\/strong> \u00e8 oggi una delle fonti pi\u00f9 importanti sui primi insediamenti sloveni in Istria.<\/p>\n<h2>Il consolidamento del potere di Venezia sull\u2019Adriatico settentrionale, il Regnum Italicum e il Patriarcato d\u2019Aquileia<\/h2>\n<p>Con la pace di Aquisgrana del 812, Bisanzio perse il potere sull\u2019Istria, mantenendo tuttavia l\u2019egemonia sul Veneto e la costa dalmata. A ci\u00f2 fece seguito un <strong>consolidamento del ruolo di Venezia<\/strong> che gradualmente si affranc\u00f2 da Bisanzio, diventando una potenza marittima nell\u2019Adriatico e influendo fortemente sul successivo sviluppo della penisola istriana. In seguito alla suddivisione dell\u2019impero franco, il territorio di Capodistria entr\u00f2 a far parte del <strong>Regno d\u2019Italia<\/strong> (<em>Regnum Italicum<\/em>), poi (952) del <strong>Ducato di Baviera<\/strong>, successivamente (976) del <strong>Ducato della Carinzia<\/strong> e, infine, del <strong>Patriarcato d\u2019Aquileia.<\/strong> Furono proprio i patriarchi, all\u2019epoca in lotta contro Venezia, ad elevare Capodistria tra le principali citt\u00e0 del patriarcato, conferendole il nome di <strong>Caput Histrae.<\/strong> Grazie ad un\u2019accorta politica, la citt\u00e0 ottenne nel 1186 il rango di Comune, seguendo l\u2019esempio delle altre citt\u00e0 dell\u2019Italia settentrionale e della Dalmazia. Nello stesso anno fu costituita <strong>una diocesi autonoma<\/strong>, e ci\u00f2 contribu\u00ec notevolmente ad un rapido sviluppo e all\u2019acquisizione di una posizione egemone rispetto alle altre citt\u00e0 della penisola istriana.<\/p>\n<p>L\u2019autonomia cittadina raggiunse il suo apice ai tempi del podest\u00e0 <strong>Marino Morosini<\/strong> (<em>capitaneus civitatis Iustinopolis<\/em>), che deteneva un ampio potere militare, politico e amministrativo. Morosini seppe trarre profitto dalla favorevole situazione economica per ampliare e riorganizzare la citt\u00e0; nel 1269 fece costruire la <strong>prima Loggia cittadina<\/strong>. L\u2019edificio era sede delle adunate del consiglio cittadino (<em>arengo<\/em>), ma anche luogo di promulgazione degli editti, della nomina dei beneficiari fiscali e dei funzionari cittadini che dovevano provvedere alle derrate alimentari. In quest\u2019epoca furono costruiti i principali edifici pubblici tipici di un Comune: la <em>potestas Iustinopoli<\/em>s e la <em>potestas Marchionis<\/em> che rappresentarono una prima base per il successivo <strong>Palazzo Pretorio<\/strong>; la <strong>torre di avvistamento e difesa<\/strong> romanica che fu riconvertita dai Veneziani ad uso cultuale, <strong>la basilica romanica a tre navate<\/strong> situata nella zona dove pi\u00f9 tardi sorse l\u2019attuale Duomo di Capodistria.<\/p>\n<p>Nella parte orientale della citt\u00e0 (<em>Caprile<\/em>) sorsero i primi monasteri e conventi: tra essi va citato quello <strong>francescano<\/strong> (1265) al quale si aggiunsero, circa un secolo pi\u00f9 tardi, quello delle <strong>clarisse<\/strong> (Santa Chiara) e quello delle <strong>augustiniane<\/strong> (San Biagio).<\/p>\n<p>Nel tentativo di incrementare il proprio potere politico ed economico, la citt\u00e0 si alle\u00f2 con i conti di Gorizia nella lotta contro il patriarca di Aquileia e le altre citt\u00e0 istriane che non vedevano di buon occhio la sua posizione egemone. Ma l\u2019Adriatico settentrionale con l\u2019Istria e la costa dalmata era, al tempo delle <strong>crociate<\/strong>, gi\u00e0 soggetto delle mire economiche e politiche della Serenissima, che stava diventando la potenza commerciale e marittima per eccellenza del Mediterraneo.<\/p>\n<p>Venezia inizi\u00f2 a stipulare accordi di scambi commerciali e ad instaurare rapporti di amicizia con le citt\u00e0 istriane. Accordi importanti tra Capodistria e Venezia furono sottoscritti nel 932, nel 977 e nel 1145. In questo modo, la citt\u00e0 istriana iniziava a dipendere sempre pi\u00f9 da Venezia, ma al contempo acquis\u00ec, nel 1182, importanti privilegi nel commercio del sale con la stipula del<strong> \u201ccontratto del sale\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>Nella storia politica della citt\u00e0 \u00e8 inoltre importante ricordare <strong>l\u2019atto di concessione<\/strong> sottoscritto dall\u2019imperatore tedesco Corrado II (1035) che regal\u00f2 alla municipalit\u00e0 alcuni borghi dell\u2019entroterra confermando il loro status giuridico gi\u00e0 presente nei documenti del X secolo. Nel 1222 l\u2019imperatore Federico II riconfermava i privilegi concessi a Capodistria salvaguardando l\u2019autonomia cittadina che venne poi meno nella seconda met\u00e0 del XIII secolo in seguito alle lotte per il potere politico ed economico in Istria. Come molte altre citt\u00e0 istriane, anche Capodistria dovette riconoscere, <strong>nel 1279<\/strong>, lo strapotere militare di Venezia. Nel 1279 terminava cos\u00ec un capitolo importante della storia della citt\u00e0, contrassegnato dall\u2019instaurarsi di una forma di autogoverno e della costituzione di istituzioni di amministrazione municipale. Dopo questa data, ma in particolare dopo la mancata rivolta del 1348, si apr\u00ec un nuovo, non meno importante e affascinante capitolo della storia di Capodistria, che rimase legata alle <strong>sorti della Repubblica di Venezia<\/strong> fino alla fine del XVIII secolo.<\/p>\n<p>Il periodo che va fino agli inizi del XV secolo fu per Capodistria uno dei pi\u00f9 difficili e bui, contrassegnato dalla fine dell\u2019autonomia cittadina e dei privilegi municipali. Inoltre, la citt\u00e0 fu saccheggiata dai Genovesi nel 1380, durante la <strong>Guerra di Chioggia<\/strong>. Alle razzie militari seguirono periodi di <strong>fame e peste<\/strong> che sfinirono il comune di Capodistria.<\/p>\n<p>Le difficolt\u00e0 economiche e la povert\u00e0 venivano in qualche modo mitigate, a cavallo tra il XIV e il XV secolo, dai numerosi artigiani, commercianti e banchieri fiorentini che qui aprirono i propri uffici di cambio, le banche e le botteghe artigiane. Gradualmente si aggiunsero a loro, soprattutto nel settore bancario, gli ebrei, mentre ai bordi della citt\u00e0 continuavano ad arrivare sempre pi\u00f9 Sloveni che si occupavano della produzione del sale, della pesca e dell\u2019agricoltura. Capodistria fu l\u2019unica citt\u00e0 a conoscere, tra la propria popolazione, i <strong>paolani<\/strong> &#8211; contadini di citt\u00e0 che vivevano nell\u2019area urbana e uscivano quotidianamente per recarsi nel circondario a coltivare i propri campi.<\/p>\n<p>Alla vita cittadina iniziarono a partecipare in maniera sempre pi\u00f9 strutturata anche i numerosi <strong>ordini ecclesiastici<\/strong>, tra loro soprattutto i francescani, i dominicani e i serviti, seguiti poi dai frati minori conventuali e dai gregoriani.<\/p>\n<p>Durante il medioevo, la cittadinanza era suddivisa in due classi sociali, i <strong>patrizi<\/strong> e i <strong>popolari<\/strong>. Gi\u00e0 nel XIV secolo i patrizi pi\u00f9 importanti, i grandi possidenti e quelli che detenevano le pi\u00f9 alte cariche cittadine, entrarono a far parte del <strong>Consiglio maggiore<\/strong> che fu ripristinato nel 1416 quando furano redatti gli statuti della citt\u00e0.<\/p>\n<p>Un <strong>cambiamento epocale<\/strong> si ebbe nel 1420, quando in queste terre venne definitivamente abolito il potere temporale dei patriarchi d\u2019Aquileia e Venezia pot\u00e9 instaurare un sistema amministrativo e giuridico unitario.<\/p>\n<h2>Venezia assume il potere<\/h2>\n<p>Nel nuovo sistema amministrativo, politico e giuridico, Capodistria andava acquisendo un ruolo sempre pi\u00f9 importante. I possedimenti cittadini ora confinavano direttamente con quelli degli Asburgo che dal 1382 comprendevano anche Trieste. Capodistria vantava quindi di tutte le condizioni per poter gareggiare con Trieste e opporsi alla sua egemonia commerciale, soprattutto dopo la vittoria di Venezia nel 1463. La citt\u00e0 vantava numerosi benefici strategici; <strong>l\u2019ubicazione<\/strong> insulare le conferiva inoltre un vantaggio tattico: il mare, oltre alla forte cinta muraria con il Castello del leone, costituiva una difesa inespugnabile.<\/p>\n<p>Con la progressiva organizzazione in province, anche Venezia decise di rinsaldare l\u2019autorit\u00e0 dei <strong>podest\u00e0<\/strong> di Capodistria che nel XVI secolo divennero dei veri e propri governatori di provincia con ampi poteri: erano infatti i responsabili del controllo e della vigilanza sui comuni istriani, dei procedimenti giudiziari nelle <em>cernide<\/em> e rappresentavano l\u2019autorit\u00e0 militare sull\u2019area costiera. Gi\u00e0 dal 1349 l\u2019aristocrazia di Capodistria eleggeva, tra i propri membri, un rappresentante degli sloveni dell\u2019entroterra cittadino, il cosiddetto <em>capitanus Sclavorum<\/em>, responsabile di tutte le istruttorie e le liti nell\u2019entroterra. Si tratta di un esempio unico, sia in Istria sia probabilmente altrove, di tale carica amministrativa appositamente assegnata alle campagne, a dimostrazione di una ben organizzata popolazione slava su questa parte della penisola ancora prima del dominio veneziano. Anche le <strong>guerre commerciali<\/strong> di Venezia fecero aumentare il prestigio di Capodistria che rimase per lungo tempo il pi\u00f9 importante avamposto commerciale per una zona territoriale alquanto ampia, il che mitig\u00f2 la perdita dell\u2019autonomia nei traffici marittimi. La richiesta dei prodotti agricoli del Capodistriano fece ovviamente balzare i loro prezzi &#8211; a beneficiarne furono soprattutto le produzioni di vino, olio e frutta, attivit\u00e0 che affiancarono cos\u00ec la pesca e alla raccolta di sale. Verso le regioni continentali, soprattutto verso la Carniola, venivano esportati il vino, il pesce, l\u2019olio e il sale, mentre in citt\u00e0 giungevano i commercianti (<strong>mussolati<\/strong>) con i loro carichi di grano, carni, formaggi, legno, tele, ferro e altre merci.<\/p>\n<p>Il fiorente commercio fece di Capodistria <strong>la pi\u00f9 ricca e la pi\u00f9 popolosa citt\u00e0 istriana<\/strong> del XVI secolo &#8211; prima della grande epidemia di peste del 1554 la citt\u00e0 contava addirittura 9 o 10 mila abitanti. Non a caso nei documenti veneziani di quel periodo troviamo scritto: \u00bb<strong>Civitas Iustinopolis est principale membrum quod habemus in Istra<\/strong>\u00ab (Capodstria \u00e8 la citt\u00e0 pi\u00f9 importante che possediamo in Istria). Lo conferma il fatto che nella citt\u00e0 veniva istituito, proprio in questo periodo, un ufficio esattoriale (Camera fiscale) presente in solo tre citt\u00e0 della terraferma afferente alla Serenissima. Inoltre, nel 1584 Capodistria divenne sede anche della <strong>Corte d\u2019appello<\/strong> (Magistrato di Capo d\u2019Istria) che aveva giurisdizione su tutto il territorio istriano sotto il dominio di Venezia. Con l\u2019istituzione di questo tribunale la giurisdizione della provincia venne di fatto unificata. In cambio di un totale monopolio economico, Venezia garantiva a Capodistria importanza e prestigio: anche qui, come nella stessa Venezia, si svolgevano, ad esempio, <strong>gare tra cavalieri, tornei, regate, carnevali e fiere<\/strong>. Le prime fiere in Campo Marzio vengono menzionate dagli statuti gi\u00e0 nel 1493; nel 1546 fu ripristinata la fiera di San Nazario, mentre le ultime e le pi\u00f9 conosciute fiere di Capodistria risalgono al 1642 e venivano da allora organizzate in Piazza Brolo in onore a S. Ursula. <strong>Il patrono cittadino, San <\/strong><strong>Nazario<\/strong>, era oggetto di culto fin dagli inizi del XV secolo, quando i genovesi restituirono a Capodistria le reliquie trafugate del santo. La tradizionale festa con la fiera e la processione veniva organizzata ancora nel XIX scolo e fino all\u2019inizio della seconda guerra mondiale.<\/p>\n<h2>Lo sviluppo culturale<\/h2>\n<p>La citt\u00e0 continuava ad acquisire prestigio e fama anche in ambito culturale ed artistico. Il patrimonio culturale giunto fino a noi e le varie fonti documentarie testimoniano di un legame profondo tra Capodistria e Venezia e, in generale, tutto il territorio italiano; oltre ai maestri stranieri, agli artisti e agli architetti che hanno lasciato tracce indelebili del proprio lavoro, furono attivi anche molti artisti locali, soprattutto nel periodo di massima fioritura della produzione locale, tra il XV e il XVIII secolo.<\/p>\n<p>Lo spirito <strong>dell\u2019Umanesimo e del Rinascimento<\/strong> inizi\u00f2 ad affermarsi in citt\u00e0 gi\u00e0 nel XV secolo, ma imper\u00f2 soprattutto nel secolo successivo. Importanti studiosi ed umanisti fondarono la scuola umanistica che accolse i figli dei nobili provenienti da varie citt\u00e0 istriane. Tra i precursori dell\u2019Umanesimo capodistriano va citato soprattutto <strong>Pietro Paolo Vergerio il Vecchio<\/strong> (1370-1444) che si occup\u00f2 principalmente di teatro, pedagogia, filosofia, storia e politica. Tra le varie opere ricordiamo in particolare la breve descrizione e storia di Capodistria <em>De situ urbis Justinopolitanae<\/em>.<\/p>\n<p>La vita culturale della citt\u00e0 era segnata soprattutto dalle <strong>accademie<\/strong> &#8211; la prima, dal nome <strong>Compagnia della Calza<\/strong>, si occupava dell\u2019organizzazione dei tornei cavallereschi, secondo lo spirito dell\u2019epoca. Furono in seguito istituite anche l\u2019<strong>Accademia dei Desiosi<\/strong> (1553), l\u2019<strong>Accademia Palladiana<\/strong> e l\u2019<strong>Accademia dei Risorti<\/strong>, attive nel XVII secolo. Ovviamente la vita culturale era saldamente in mano ad una piccola minoranza di intellettuali, quasi tutti appartenenti all\u2019aristocrazia e alla Chiesa. In questa cerchia furono accolti anche i membri di alcuni ordini religiosi, soprattutto francescani, domenicani, osservanti e gregoriti, poi seguiti dai cappuccini, scolopi o piaristi che si dedicavano all\u2019educazione dei giovani aristocratici nel <strong>Collegio dei Nobili<\/strong>. La scuola venne fondata nel 1675 ed era frequentata da giovani provenienti non solo dall\u2019Istria, ma anche dalla Dalmazia e da altre regioni. Si trattava, di fatto, della miglior scuola di tutta l\u2019Istria veneta, un istituto che poteva competere con i collegi dei Gesuiti in Italia e Austria.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 e i suoi abitanti erano spesso oggetto di elogi da parte dei numerosi visitatori, tra i quali va citato il legato apostolico nonch\u00e9 <strong>vescovo di Verona Agostino Valier <\/strong>che giunse in citt\u00e0 nel 1580. La citt\u00e0 gli piacque e rimase affascinato dalla sua cultura e dalla vita sofisticata. Il nome (Capo d\u2019Istria) e la realt\u00e0 dei fatti confermavano, a suo dire, che la citt\u00e0 era di fatto la pi\u00f9 importate tra le molte altre presenti in territorio istriano, arricchita da numerose chiese e da imponenti palazzi, ma anche luogo di attraenti eventi pubblici dove gli abitanti indossavano abiti magnifici; la citt\u00e0, inoltre, era nota per i suoi commerci e per i molti uomini di scienza che vi risiedevano. Valier ci teneva a sottolineare che da una parte della citt\u00e0 davano verso il mare le ricche saline, fonte importante dei gettiti cittadini, mentre le terre circostanti erano coltivate con cura e producevano eccellenti vini, tra i quali soprattutto uno definito \u201cregale\u201d (<em>regium<\/em>) essendo particolarmente gradito alle mense dei sovrani.<\/p>\n<p>L\u2019arte rinascimentale lasci\u00f2 a Capodistria un\u2019impronta molto marcata. Fino ad oggi sono rimaste custodite in varie chiese &#8211; soprattutto nella cattedrale e nella pinacoteca del museo &#8211; opere pittoriche e scultoree di grande pregio, realizzate da <strong>Vittore e Benedetto Carpaccio, Gerolamo Santacroce, Tiziano Aspetti, Girolamo Campagna e altri.<\/strong> Agli albori del barocco incontriamo a Capodistria il pittore <strong>Zorzi Ventura<\/strong>, proveniente da Zara, che divenne il rappresentante centrale della pittura manieristica tra il XVI e il XVII secolo, mentre la prima parte del XVII secolo resta contrassegnata soprattutto dalla presenza delle botteghe di <strong>Palma il Giovane<\/strong>, <strong>Jacopo Tintoretto<\/strong> e, in seguito, <strong>Paolo Veronese. <\/strong>Sul finire dell\u2019et\u00e0 barocca, che aveva lasciato la sua impronta anche nella musica (va ricordata, ad esempio, l\u2019opera di <strong>Antonio Tarsio<\/strong>), lo slancio creativo di Capodistria and\u00f2 scemando, sia dal punto di vista qualitativo sia da quello quantitativo. Nonostante le difficili condizioni economiche e sociali, il Barocco fu, tuttavia, ancora molto movimentato e fecondo, tanto da poter essere paragonato all\u2019Umanesimo e al Rinascimento.<\/p>\n<h2>L\u2019espansione della citt\u00e0<\/h2>\n<p>Lo sviluppo economico e la crescita demografica portarono, nel XVI secolo, all\u2019<strong>espansione della citt\u00e0 oltre i confini naturali dell\u2019isola.<\/strong> Con l\u2019intensa opera di <strong>bonifica<\/strong> furono strappate al mare nuove aree, come dimostrato dalle recenti ricerche archeologiche nei pressi delle piazze pi\u00f9 esterne. Su una vasta area sorse il centro storico medievale propriamente detto, completamente cinto dalle mura cittadine e dalle torri difensive.<\/p>\n<p>L\u2019immagine e la struttura del centro cittadino risalgono quindi al XV e al XVI secolo, quando l\u2019attivit\u00e0 edile fu pi\u00f9 intensa. Nella mappa della citt\u00e0 elaborata da Giacomo Fino (1619) sono gi\u00e0 ben visibili le due piazze principali (Platea Comunis, in seguito Piazza del Duomo, e Piazza Brolo), nonch\u00e9 otto piazze esterne collocate in prossimit\u00e0 delle mura &#8211; tutte, ad eccezione di due, con lo sbocco su piccoli porti (mandracchi).<\/p>\n<p>La piazza principale era contornata dai pi\u00f9 importanti edifici pubblici a rappresentanza del potere politico e religioso: il <strong>Palazzo Pretorio<\/strong>, sede dei podest\u00e0 (sindaci) e dei capitani (il comando militare), la <strong>Foresteria<\/strong> e l\u2019<strong>Armeria<\/strong>, sede degli uffici pubblici e, per un certo periodo, il Monte di Piet\u00e0, la <strong>Loggia cittadina<\/strong> e <strong>il Duomo<\/strong> <strong>con la Torre Cittadina.<\/strong> La piazza stessa aveva, ai tempi della Serenissima, un carattere funzionale e di rappresentanza. Con lo sviluppo del sistema politico e amministrativo, ma anche della vita sociale e culturale, divenne il luogo prediletto per le cerimonie di carattere secolare e religioso, conferendo a Capodistria l\u2019immagine tipica delle citt\u00e0 italiane e dalmate.<\/p>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 edile, gi\u00e0 sviluppatasi nel periodo gotico e rinascimentale, continu\u00f2 a fornire anche durante l\u2019et\u00e0 barocca un contributo notevole all\u2019urbanizzazione della citt\u00e0, grazie soprattutto ad alcuni importanti interventi regolativi. In questo periodo sorsero nuovi <strong>palazzi<\/strong> ed edifici pubblici, paragonabili per estetica ed importanza ad altri palazzi simili realizzati nelle altre citt\u00e0 della <strong>Serenissima<\/strong>. I nuovi committenti e i loro architetti, tra i quali va citato soprattutto il famoso architetto veneziano <strong>Giorgio Massari<\/strong>, aderivano in larga misura agli esistenti valori paesaggistici della citt\u00e0 con la sua impronta gotica e rinascimentale.<\/p>\n<p>Ma l\u2019immagine scintillante e maestosa della citt\u00e0 con la sua fervente vita artistica e culturale non poteva celare le ombre che oscuravano i suoi orizzonti: la provinciale Capodistria non poteva fornire sufficienti opportunit\u00e0 a uomini di chiara fama, che pertanto iniziarono ad abbandonare la citt\u00e0. \u00c8 l\u2019esempio, tra gli altri, del famosissimo medico <strong>Santorio Santorio<\/strong> (1561-1636), noto tra i contemporanei e i posteri soprattutto per il suo lavoro <em>De statica medicina<\/em>, ma anche per l\u2019introduzione, nella pratica medica, di strumenti di precisione. Negli ambienti medici si era formato anche <strong>Girolamo Vergerio<\/strong> che divenne, nel 1653, professore ordinario a Pisa e poi, nel 1665, direttore della cattedra di medicina a Padova, su invito del senato veneziano.<\/p>\n<h2>L\u2019Inquisizione e il Protestantesimo<\/h2>\n<p>Ma a lasciare Capodistria non furono soltanto uomini illustri: molti abitanti furono banditi dalla citt\u00e0, soprattutto quando l\u2019<strong>Inquisizione<\/strong> inizi\u00f2 a perseguitare i seguaci delle <strong>dottrine luterane.<\/strong> Gi\u00e0 Nicol\u00f2 Manzuoli, nella sua opera <em>Nova desctittione <\/em><em>della provincia dell\u2019Istria, con la vila delli Santi e Sante di detta provincia<\/em> (1611) narra che nel XVI le dottrine eretiche erano diffuse non solo tra i nobili e gli intellettuali, ma anche tra i semplici cittadini. Tra i pi\u00f9 ferventi sostenitori della riforma va ricordato il vescovo di Capodistria, <strong>Pier Paolo Vergerio il Giovane<\/strong> (1498-1565), che voleva bandire dalla propria diocesi gli abusi frequentemente perpetrati da una parte del numeroso clero e dalle confraternite, nonch\u00e9 la superstizione diffusa tra la popolazione. Cos\u00ec facendo si attir\u00f2 addosso le ire degli uni e degli altri e fu denunciato all\u2019Inquisizione; Vergerio sub\u00ec un processo al termine del quale fu dichiarato eretico da papa Paolo III che gli revoc\u00f2 la dignit\u00e0 episcopale. A quel punto, Vergerio non si sentiva pi\u00f9 al sicuro nei territori della Serenissima, quindi raggiunse la Germania, passando per la Svizzera, a si dedic\u00f2 alla riforma. Offr\u00ec i suoi servigi quale consulente al duca Cristoforo e aiut\u00f2 Primo\u017e Trubar, padre del protestantesimo sloveno, a stampare i primi libri in lingua slovena. Gi\u00e0 ai tempi della sua carica episcopale a Capodistria aveva infatti sentito l\u2019esigenza di sostenere le omelie in lingua slovena, tenute all\u2019epoca dai francescani nel convento dei gregoriani.<\/p>\n<p>Dopo la cacciata di Vergerio dovettero abbandonare l\u2019Istria anche altri personaggi importanti legati ai movimenti della riforma protestante, ad esempio <strong>Ottonielo Vida<\/strong> di Capodistria, <strong>Gianbattista Goineo, Marco Caldana<\/strong> e <strong>Marco Antonio Venier<\/strong> di Pirano e molti altri. La dottrina protestante fu bandita da Capodistria gi\u00e0 verso il 1570, ma la sede dell\u2019Inquisizione oper\u00f2 in citt\u00e0 fino al 1582.<\/p>\n<p>Dopo il Concilio di Trento inizi\u00f2 a scemare in Istria anche l\u2019uso dell\u2019alfabeto <strong>glagolitico<\/strong>, grafia tradizionale della liturgia slava, mentre i vescovi e gli alti prelati stranieri spesso osteggiavano le pratiche liturgiche in slavo. Nonostante ci\u00f2 alcuni vescovi istriani dimostravano ancora interesse per l\u2019uso del glagolitico. Tra questi spicca soprattutto la figura del vescovo capodistriano <strong>Paolo Naldini<\/strong> che nel 1710 diede vita ad un seminario italo-slavo (<em>Seminarium Italo-Sclavorum Naldinianum<\/em>) e continu\u00f2 a ribadire, attraverso i suoi scritti, l\u2019importanza che tale istituzione aveva per l\u2019entroterra slavo. Inoltre, in pi\u00f9 punti della sua nota opera <em>Corografia ecclesiastica o sia Descrittore della Citta\u2019 e dela Diocesi di Giustinopoli detto volgarmente Capo d\u2019Istria<\/em> sosteneva la fratellanza tra le genti italiane e slave nella diocesi di Capodistria.<\/p>\n<h2>Il declino di Venezia e lo sviluppo di Trieste<\/h2>\n<p>Nel XVII e XVIII secolo, in seguito al <strong>declino del potere economico e politico di Venezia<\/strong>, l\u2019Adriatico settentrionale divent\u00f2 scenario di nuovi equilibri di potere. Gi\u00e0 agli inizi del XVII secolo la Repubblica di Venezia fu scossa dalla <strong>Guerra degli Uscocchi<\/strong> (1615-1617) che tra l\u2019altro depauper\u00f2 pesantemente l\u2019entroterra istriano e ne svuot\u00f2 le campagne. Inoltre, il biennio 1630\/1631 fu interessato da una grave epidemia di peste che colp\u00ec gran parte della popolazione di Capodistria. Soltanto nella seconda met\u00e0 del XVII secolo il vescovo di Cittanova, Giacomo Filippo Tommasini, pot\u00e9 stimare il numero degli abitanti in circa 4.500 unit\u00e0 &#8211; numero che, fino alla fine della Repubblica di Venezia, non super\u00f2 le 5.200 unit\u00e0.<\/p>\n<p>Negli ultimi due secoli di dominio veneziano, Capodistria non poteva pi\u00f9 gareggiare con Trieste che fu proclamata, insieme a Fiume, \u201cporto franco\u201d dall\u2019imperatore Carlo VI (1719). In seguito a ci\u00f2, anche gran parte dei traffici con l\u2019entroterra fu deviato verso lo scalo triestino.<\/p>\n<p>L\u2019inefficacia dell\u2019oramai <strong>superato modello amministrativo veneziano<\/strong> <strong>fu aggravata dalla crisi economica<\/strong> e divenne oltremodo evidente soprattutto se paragonata ai modelli <strong>fisiocratici<\/strong> e <strong>mercantilistici<\/strong> adottati dagli stati confinanti che gi\u00e0 preannunciavano le grandi riforme dell\u2019<strong>assolutismo illuminato<\/strong>.<\/p>\n<p>Nonostante ci\u00f2, il rapido sviluppo della vicina Trieste incentiv\u00f2 le autorit\u00e0 di Capodistria a cercare di rivitalizzare la produzione e lo sviluppo industriale &#8211; tuttavia, i vari tentativi in tal senso fallirono, in parte per la lentezza e la rigidit\u00e0 delle autorit\u00e0, in parte per la concorrenzialit\u00e0 di Trieste che non poteva essere pi\u00f9 arginata dalla Capodistria veneziana.<\/p>\n<p>Anche la vita culturale e spirituale della citt\u00e0 perirono in un marcato provincialismo, nonostante alcuni tentativi di mantenere alta la gloria e lo splendore di un tempo. In questo periodo spicca la figura dell\u2019illuminista <strong>Gian Rinaldo Carli<\/strong> (1720-1795), che diede nuova vita all\u2019Accademia dei Risorti. Anche egli tuttavia, in seguito al fallimento della sua impresa per la lavorazione della lana aperta a Carlisburgo (Cerej), nei pressi di Capodistria, lasci\u00f2 la citt\u00e0 per trasferirsi a Milano e trovare poi un incarico alla corte austriaca. Suo cugino, concittadino e contemporaneo <strong>Girolamo Gravisi<\/strong> (1720-1812) fece propri molti dei tratti culturali e spirituali del celebre consanguineo, entrando con la propria ricca produzione scientifica di diritto negli annali della storia cittadina.<\/p>\n<h2>L\u2019arrivo di Napoleone<\/h2>\n<p>Lo <strong>spirito della Rivoluzione francese<\/strong> investi, dopo il 1789, anche l\u2019Istria, preannunciando una nuova era. In seguito alle <strong>vittorie di Napoleone<\/strong> contro l\u2019esercito austriaco (1796\/97) l\u2019oramai fossilizzata <strong>Repubblica di Venezia si sgretol\u00f2<\/strong>. Con il trattato di pace di Campoformido (17 ottobre 1797), l\u2019<strong>Austria<\/strong> occup\u00f2 (e mantenne fino al 1805) gli ex possedimenti veneziani in Istria e Dalmazia, oltre alla terraferma e alla stessa Venezia.<\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019Istria conobbe un\u2019amministrazione e una legislazione moderna, quale quella definita del <strong>Codice Napoleonico<\/strong>, solo in seguito al dominio francese (1805-1812). Con l\u2019annessione dell\u2019Istria al <strong>Regno d\u2019Italia<\/strong> (1805-1809) ebbe definitivamente <strong>fine il periodo dell\u2019oramai superato modello comunale<\/strong>; a quel punto furono aboliti i privilegi nobiliari ed ecclesiastici e chiusi numerosi conventi e confraternite.<\/p>\n<p>L\u2019Istria, divenuta un <strong>dipartimento<\/strong>, entr\u00f2 a far parte delle <strong>Province illiriche<\/strong> nel 1809 &#8211; ci\u00f2 port\u00f2 ad un periodo di grandi riforme amministrative. Nel 1810 fu istituita la provincia autonoma dell\u2019Istria con capoluogo Trieste; la nuova unit\u00e0 amministrativa comprendeva, oltre all\u2019area urbana di Trieste, anche parte del Goriziano, l\u2019Istria veneta e l\u2019Istria austriaca.<\/p>\n<p>Con il trasferimento del potere amministrativo e politico a Trieste, Capodistria perse definitivamente il proprio ruolo di centro politico, economico e culturale dell\u2019Istria. La soppressione della prefettura, dell\u2019intendenza di finanza, dei consigli dipartimentale e distrettuale, del tribunale commerciale e della corte d\u2019appello, fecero diminuire il numero degli uffici della pubblica amministrazione. La popolazione complessiva della citt\u00e0 non raggiungeva pi\u00f9 nemmeno le 4.000 unit\u00e0. A causa del <strong>blocco<\/strong> <strong>continentale<\/strong> diminuirono i traffici marittimi e commerciali, che si stavano inoltre concentrando su Trieste &#8211; con ricadute anche demografiche. Diminu\u00ec inoltre la produzione di sale, visto che le saline continuavano ad essere di propriet\u00e0 del Regno d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Durante il <strong>periodo francese<\/strong>, con il prefetto <strong>Angelo Calafati<\/strong>, Capodistria inizi\u00f2 a modificare l\u2019immagine ancora prettamente medievale che la contraddistingueva. Con nuovi interventi di urbanizzazione, le autorit\u00e0 miravano a farla diventare una citt\u00e0 moderna ed ordinata che potesse mantenere il proprio ruolo politico e lo spirito libero. Da Piazza Brolo fu realizzato verso Est e fino al mare un ampio viale alberato (<strong>Calle Eugenia<\/strong>, in onore del vicer\u00e9 d\u2019Italia e figlioccio di Napoleone, Eug\u00e8ne de Beauharnais): si tratta dell\u2019odierna via Ivan Cankar. Attorno alla citt\u00e0 fu prevista un\u2019ampia bretella stradale, detta <strong>Napoleonica<\/strong>. Per merito di Calafati sorse, nel rione di Zubenaga a nord della citt\u00e0, il nuovo Belvedere con un bel viale alberato e la vista aperta sul mare. La cittadinanza fu grata a Calafati anche per aver portato in citt\u00e0 un acquedotto che riforniva gli abitanti di <strong>acqua fresca e potabile<\/strong>, per le opere di <strong>bonifica della palude<\/strong> che fu per secoli origine di epidemie di malaria, e per la ricollocazione del <strong>cimitero<\/strong> nel rione di San Canziano, dove si trova tuttora. Era inoltre in programma anche il trasferimento dei cosiddetti contadini di citt\u00e0, i paolani, verso l\u2019entroterra, nonch\u00e9 il trasloco dell\u2019ospedale civico nel convento dei serviti, oramai abbandonato. Calafati, infatti, si prodig\u00f2 soprattutto a rendere operativi i decreti napoleonici che prevedevano la <strong>soppressione dei conventi e delle confraternite<\/strong>. Furono cos\u00ec chiusi i conventi dei francescani, dei domenicani, delle clarisse e dei gregoriani, il che ebbe conseguenze negative soprattutto per le fasce pi\u00f9 umili della popolazione che vi avevano fino ad allora trovato un sussidio sociale. Inoltre, la chiusura colp\u00ec la vita culturale della citt\u00e0: biblioteche intere che conservavano incunabuli, antichi manoscritti, opere d\u2019arte ed oggetti sacri, andarono irrimediabilmente perdute.<\/p>\n<h2>La caduta di Napoleone e l\u2019ascesa dell\u2019Austria<\/h2>\n<p><strong>Dopo la caduta di Napoleone e il Congresso di Vienna<\/strong> (1814\/1815), l\u2019Austria riacquis\u00ec i vecchi possedimenti e torn\u00f2 a concentrarsi su Trieste, diventata capitale del Litorale austriaco. Capodistria, oramai, rappresentava solo il suo <strong>entroterra agrario <\/strong>e<strong> una piccola citt\u00e0 provinciale<\/strong>. Nella sua vita economica avevano un qualche ruolo le rotte marine brevi, il trasporto di ortaggi a Trieste e a Venezia e la produzione di sale. Una vera e propria attivit\u00e0 marittima cess\u00f2 di esistere; in parte fu ripresa l\u2019attivit\u00e0 cantieristica, in quanto Capodistria, come la vicina Rovigno, disponeva di tre piccoli arsenali. L\u2019immagine della citt\u00e0 continuava intanto a cambiare anche sotto la dominazione austriaca. In quell\u2019epoca sorse una grande <strong>complesso penitenziario<\/strong> che impatt\u00f2 fortemente non solo sul panorama una volta armonico della citt\u00e0, ma anche sulla sua immagine pubblica: le autorit\u00e0 utilizzavano il penitenziario per rinchiudervi i criminali e gli oppositori politici che in una stagione di lotte risorgimentali erano sempre pi\u00f9 numerosi.<\/p>\n<p>Nel 1819 fu abbattuto anche la fortezza di <strong>Castel Leone<\/strong>, il simbolo del potere veneziano, che difendeva l\u2019ingresso meridionale della citt\u00e0; inoltre, le autorit\u00e0 iniziarono a debellare le <strong>mura cittadine con le torri di guardia<\/strong>. Nel 1827 sorse il terrapieno con la strada che da allora collega Capodistria a Semedella. Una serie di conventi fu abbandonata gi\u00e0 durante la dominazione francese, altri furono riconvertiti dagli austriaci, che adibirono gli edifici ad uso pubblico. Alla morte del vescovo capodistriano Bonifacio Da Ponte, la sede vescovile rimase vacante fino al 1830, quando la <strong>diocesi fu accorpata a quella di Trieste<\/strong>.<\/p>\n<p>Entro la met\u00e0 del XIX secolo la popolazione cittadina raggiunse le 6.800 unit\u00e0 e continuava a crescere, anche grazie alle <strong>migliori condizioni igieniche<\/strong> e ad un <strong>servizio sanitario efficiente<\/strong>. La borghesia era rappresentata soprattutto da commercianti, avvocati, imprenditori e possidenti che erano, in apparenza, leali nei confronti delle autorit\u00e0 austriache, ma in realt\u00e0 simpatizzanti dei <strong>movimenti risorgimentali italiani<\/strong> che iniziarono a svilupparsi nella prima met\u00e0 del XIX secolo.<\/p>\n<h2>I movimenti nazionali<\/h2>\n<p>Nel biennio 1848\/1849, periodo di grandi sommosse rivoluzionarie, l\u2019eco dei motti di Milano e Venezia raggiunse anche l\u2019Istria, dove la borghesia sosteneva <strong>l\u2019adesione all\u2019Italia<\/strong>, mentre l\u2019entroterra sloveno seguiva soprattutto gli avvenimenti a Vienna, nella Carniola e a Trieste. La psicosi irredentista raggiunse il suo apice soprattutto durante le <strong>guerre austro-italiane<\/strong> tra il 1859 e il 1866. In entrambi i conflitti furono molti i cittadini di Capodistria a partire volontari unendosi alle truppe di <strong>Garibaldi<\/strong> in svariati campi di battaglia nella penisola italiana.<\/p>\n<p>Ma con l\u2019avvento del periodo <strong>costituzionalista<\/strong> (1861) in tutto l\u2019impero si rafforzarono i movimenti nazionali che, soprattutto in Istria, acuivano ulteriormente l\u2019<strong>antagonismo italo-slavo<\/strong>. Quest\u2019antagonismo veniva fomentato da una parte dal nazionalismo italiano forte soprattutto nelle citt\u00e0 &#8211; ovviamente anche a Capodistria &#8211; dall\u2019altra parte dai movimenti degli sloveni e dei croati d\u2019Istria che con le proprie istituzioni economiche, culturali e sociali confluivano dalle campagne verso le citt\u00e0. La questione nazionale emerse soprattutto in merito all\u2019uso della <strong>lingua slovena nelle scuole e negli uffici pubblici<\/strong>. Uno dei grandi successi in tal senso \u00e8 rappresentato dall\u2019istituzione, nel 1875, di un <strong>istituto magistrale trilingue<\/strong>, che oper\u00f2 a Capodistria fino al 1909. Il sentimento nazionale sloveno era presente anche in altri settori: nascevano i <strong>circoli di lettura<\/strong> (\u010ditalnice) &#8211; la prima, nel 1869, a Dekani, poi, nel 1879, anche a Capodistria) &#8211; e si organizzavano grandi <strong>raduni<\/strong> (<strong>tabori<\/strong>) &#8211; i pi\u00f9 importanti sono quelli di <strong>Kubed<\/strong> (1870) e di <strong>Dolina<\/strong> (1878). Una forte spinta all\u2019idea nazionale slovena fu data anche dall\u2019<strong>assemblea regionale istriana<\/strong>, tenutasi a Capodistria negli anni dal 1899 al 1910.<\/p>\n<h2>Periodo prebellico<\/h2>\n<p>Pi\u00f9 favorevole, soprattutto se paragonato alla situazione politica, era lo <strong>sviluppo economico <\/strong>nei decenni prima dell\u2019inizio della Grande Guerra. A Capodistria sorsero alcuni nuovi impianti industriali, nonch\u00e9 aziende, cantieri navali e banche. Importanti furono soprattutto i traffici merci e passeggeri, che portarono alla fondazione, nel 1882, della <strong>Societ\u00e0 Cittadina di Navigazione a Vapore \u2013 Capodistriana.<\/strong><\/p>\n<p>Un grande successo fu la realizzazione della <strong>linea ferroviaria a scartamento ridotto<\/strong> che dal 1902 collegava Trieste e Parenzo e che sopper\u00ec, almeno in parte, ai pessimi collegamenti stradali dell\u2019entroterra Capodistriano con Trieste.<\/p>\n<p>La <strong>vita sociale<\/strong> dei cittadini si svolgeva in seno ai numerosi circoli culturali, sociali e religiosi. La borghesia si ritrovava nel pi\u00f9 importante e pi\u00f9 antico caff\u00e8 cittadino, il <strong>Caff\u00e8 della Loggia<\/strong>, gestito dal 1889 dalla Societ\u00e0 del Casino della Loggia. Sebbene Capodistria, a differenza di Portorose, non avesse n\u00e9 le prerogative n\u00e9 le ambizioni per uno sviluppo del turismo, gi\u00e0 verso la fine del XIX secolo sorsero alcuni <strong>alberghi<\/strong> con servizio autovetture, due <strong>bagni<\/strong> <strong>marini<\/strong> e numerose <strong>locande<\/strong>. Nel 1908 inizi\u00f2 la propria attivit\u00e0 il primo <strong>cinematografo<\/strong>, Elektron, mentre gi\u00e0 nel 1905 Capodistria era stata dotata di una rete elettrica.<\/p>\n<p>Nella <strong>vita economica, sociale e culturale<\/strong> della citt\u00e0 ebbe grande eco la <strong>Prima esposizione provinciale istriana<\/strong> (1910); nell\u2019ambito della rassegna ebbe un ruolo particolarmente importante la mostra di arte e cultura che pose le basi per l\u2019istituzione, l\u2019anno successivo, del <strong>Civico Museo di storia d\u2019arte<\/strong>. Tra le principali istituzioni culturali vanno citati il <strong>teatro<\/strong>, la <strong>biblioteca<\/strong> (fondata nel 1878) e il <strong>circolo di lettura (\u010ditalnica) Egida<\/strong>, attivo dal 1901. Ma una vera produzione artistica capace di varcare i confini della mediocrit\u00e0 provinciale era di fatto inesistente. Un qualche talento \u00e8 riscontrabile solo nelle opere dell\u2019artista capodistriano <strong>Bartolomeo Gianelli<\/strong>, che una volta terminati gli studi presso l\u2019accademia di Venezia volle dedicarsi dapprima ai motivi religiosi per poi passare ad interessanti vedute e ritratti. Della propria ricca produzione artistica lasci\u00f2 alcune opere di pregio anche alla natia Capodistria.<\/p>\n<h2>Sotto l\u2019autorit\u00e0 italiana<\/h2>\n<p><strong>In seguito alla firma del Trattato di Rapallo nel 1920 il<\/strong> Litorale sloveno e l\u2019Istria vennero annessi al Regno d&#8217;Italia, il che non port\u00f2 grandi novit\u00e0 nella vita economica del Capodistriano. L\u2019economia della citt\u00e0 continuava a stagnare mentre la disoccupazione aumentava. Quale sede del comune e della viceprefettura, Capodistria divent\u00f2 nel periodo\u00a0<strong>tra le due guerre<\/strong>\u00a0il\u00a0<strong>centro del movimento nazionalista istriano<\/strong>. Dopo la\u00a0<strong>capitolazione dell\u2019Italia<\/strong>\u00a0e la liberazione nel 1945 furono poste le basi per una riconfigurazione politica, sociale ed economica dell\u2019intera area costiera.<\/p>\n<h2>La liberazione e l\u2019adesione alla Slovenia<\/h2>\n<p>Il periodo che va dalla liberazione nel 1945 fino a settembre del 1947, quando entr\u00f2 in vigore il <strong>trattato di pace con l\u2019Italia<\/strong>, e poi fino al <strong>Memorandum di Londra<\/strong> (ottobre 1954), \u00e8 di fatto un\u2019epoca di passaggio durante la quale Capodistria, quale centro della <strong>Zona B del TLT (Territorio Libero di Trieste)<\/strong>, non pot\u00e9 svilupparsi molto rapidamente. I grandi cambiamenti economici, politici e sociali portarono <strong>all\u2019esodo<\/strong> di gran parte della popolazione autoctona cittadina, ma in parte anche rurale, verso la vicina Italia, modificando con ci\u00f2 la <strong>struttura etnica<\/strong> dell\u2019intera area.<\/p>\n<p><strong>L\u2019adesione alla Slovenia<\/strong>, nel 1954, apr\u00ec di nuovo le porte di Capodistria ad una crescita economica e sociale pianificata con la predisposizione di ambiziosi piani di sviluppo. In qualit\u00e0 di <strong>centro regionale e circondariale<\/strong>, in seguito <strong>comunale<\/strong>, con le sue numerose istituzioni amministrative, politiche, scolastiche e culturali, Capodistria assumeva il ruolo principale nello sviluppo economico dell\u2019intera area costiera. Dopo la perdita di Trieste, che per secoli aveva condizionato e vincolato il ruolo di Capodistria nell\u2019Adriatico settentrionale, inizi\u00f2, nel 1657, la costruzione del porto &#8211; la prima \u201cfinestra verso il mondo\u201d della Slovenia. La societ\u00e0 <strong>Luka Koper<\/strong> diede nuovo lustro allo scalo capodistriano che gi\u00e0 in passato era stato superiore a quello di Trieste e Fiume.<\/p>\n<p>La veloce <strong>crescita industriale<\/strong> richiam\u00f2 in citt\u00e0 molti nuovi abitanti &#8211; fu allora che sorsero i nuovi rioni oggi semicentrali: Giusterna, Semedella, Olmo &#8211; Prisoje e Salara. Nelle <strong>aree di bonifica presso Semedella e San Canziano<\/strong> nacquero nuove industrie, negozi, centri direzionali, magazzini, edifici amministrativi, impianti sportivi, aree di svago e collegamenti stradali. Nella zona nordorientale del centro cittadino si svilupp\u00f2 il complesso portuale, mentre parte della <strong>bonifica di Ancarano<\/strong> fu adibita al traffico ferroviario di merci e passeggeri. Il complesso portuale \u00e8 oggi importante non solo per l\u2019entroterra Capodistriano, ma anche per un\u2019area ben pi\u00f9 ambia che tocca, grazie all\u2019alta specializzazione offerta dallo scalo, anche l\u2019Europa centrale ed orientale.<\/p>\n<h2>Oggi&#8230;<\/h2>\n<p>Nel comune risiede una popolazione maggioritaria slovena e minoritaria italiana che, grazie al <strong>bilinguismo<\/strong>, mantiene la propria lingua e gli altri valori della comunit\u00e0 nazionale italiana. Dall\u2019intreccio di conoscenze, esperienze, interessi e valori delle due nazionalit\u00e0, scaturisce una peculiare e pi\u00f9 ricca \u201c<strong>cultura di confine\u201d<\/strong>, all\u2019insegna della convivenza, della cooperazione e dell\u2019amicizia.<\/p>\n<p>L\u2019immagine stessa della citt\u00e0 vecchia resta oggi, grazie alla sua specifica struttura paesaggistica, un prezioso monumento urbanistico collocabile in un pi\u00f9 ampio <strong>contesto mediterraneo<\/strong>. Una passeggiata nel centro storico ci fa scoprire il linguaggio degli stili che si sono susseguiti in varie epoche e la continuit\u00e0 dell\u2019espressione creativa che ha forgiato, nel corso dei secoli, quest\u2019interessante ed attraente centro costiero.<\/p>\n<p>Gli edifici ristrutturati, le vie e le piazze, soprattutto le maggiori piazze <strong>France<\/strong> <strong>Pre\u0161eren<\/strong> e <strong>Carpaccio<\/strong> al margine del centro storico, nonch\u00e9 la <strong>piazza principale<\/strong> con il <strong>Palazzo Pretorio, la Loggia e il Duomo<\/strong>, dove possiamo ammirare le forme gotiche, rinascimentali e barocche, le numerose epigrafi e i motivi araldici, fanno ancora oggi da cornice ad un ambiente artistico prestigioso che cattura l\u2019attenzione, la curiosit\u00e0 e l\u2019ammirazione di visitatori provenienti da vicino e da lontano.<\/p>\n<p><strong><em>Fonte:<\/em><\/strong><em> Salvador \u017ditko, Slobodan Simi\u010d &#8211; Sime: Koper \u2013 Capodistria, Vodnik po mestu (IKI 1999).<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli inizi nell\u2019et\u00e0 del bronzo I primi insediamenti nel Capodistriano risalgono alla media et\u00e0 del bronzo (II millennio a.C.), quando fanno la loro comparsa di castellieri. La cultura dei castellieri, diffusa soprattutto tra le trib\u00f9 illiriche degli Istri, persiste fino all\u2019arrivo dei Romani (178\/177 a. C.) e alla fondazione della colonia di Tergeste (l\u2019odierna Trieste).<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":20340,"parent":76135,"menu_order":251,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"_acf_changed":false,"inline_featured_image":false,"footnotes":""},"class_list":["post-76150","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.koper.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/76150","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.koper.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.koper.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.koper.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.koper.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=76150"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.koper.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/76150\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":82599,"href":"https:\/\/www.koper.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/76150\/revisions\/82599"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.koper.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/76135"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.koper.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/20340"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.koper.si\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=76150"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}